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La sua storia

puntina1957 – 2007: la nostra scuola elementare, chiamiamola ancora così, compie cinquant’anni.
Ricordi di un’insegnante.

disegno della scuola primariaFaccio fatica a parlarne, vorrei conservare nel profondo del cuore i ricordi di una vita di lavoro nel mio paese dai vent’anni ai sessantacinque compiuti!

Collocata a riposo d’ufficio per raggiunti limiti di età e sorpassati quelli di servizio, ringrazio ogni giorno il Signore del dono della vita anche nella vecchiaia e di poter vivere, ancora, fra la mia gente, sinora con lucidità di mente e con interessi vari.

La data però è specialmente interessante, la struttura particolarmente importante per sottacerne. Cinquant’anni di vita della mia scuola!

Lodi Vecchio, sino a metà novecento, aveva una scuola elementare fatiscente, perdeva pezzi dappertutto, mura formidabili resistenti nei secoli, ma per quattrocento alunni solo sette servizi igienici, all’aria aperta, senza acqua corrente, con porte sgangherate. Le aule erano accessibili dal cortili tramite anguste scalette, alcune erano aperte direttamente sul cortile stesso collegate con corridoi di ringhiera, in alcuni casi. Per il riscaldamento rigorosamente stufe a legna. Negli inverni più rigidi i vetri erano ricami di ghiaccio e l’inchiostro gelava nei calamai. A scandire i ritmi della giornata una vecchia campana da marina tirata a mano dalla compianta bidella Maria Torriani.

In questa struttura (per chi non lo sapesse si trovava in via IV novembre dove c’è l’ala nuova del palazzo comunale e l’asilo nido) ho frequentato dal 1936 al 1941 le cinque classi elementari. In direzione si susseguivano figure di direttori labili, ritenevano un castigo essere destinati a Lodi Vecchio e così si vivacchiava con direttori incaricati.

“A salire in cattedra” saranno gli Amministratori comunali, in loro si realizzava la consapevolezza di dovere intervenire direttamente per dare alla comunità strutture efficienti ed adeguate dato che lo Stato non dava segni di voler costruire una scuola nuova. La riprova arriva al momento della posa della prima pietra della nuova scuola in via Cavour – via Roma il Primo maggio 1956. Presente il Sindaco di allora Vittorio Fregoni, c’è il parroco Monsignor Giuseppe Guazzi a benedire l’avvio dei lavori e la sottoscritta a firmare la pergamena che verrà messa nella bottiglia, nessuna altra autorità scolastica, forse la primavera in fiore le ha richiamate altrove. Ma i frutti arrivano comunque ed inizia il periodo d’oro per l’edilizia scolastica. L’opera viene intrapresa a lotti: primo, secondo, terzo lotto, la palestra, il refettorio. I lavori iniziati nel 1956 con l’amministrazione Fregoni continueranno con i Sindaci Felissari, che farà pure costruire la scuola media, e con il Sindaco Zoppetti che darà a Lodi Vecchio l’edificio nuovo della Scuola Materna Statale. Il tutto racchiuso fra ampi prati verdi costellati di alberi, di siepi e di passaggi lastricati e protetti per raggiungere, al riparo delle intemperie, le varie scuole.

È il Primo ottobre 1957: si entra nella nuova scuola elementare. L’edificio è fatto e la vita scolastica ludevegina di allora, come ora, è sempre in fermento.

Si organizzano mostre e gare, si tengono corsi di aggiornamento e di perfezionamento, di differenziazione didattica, corsi di educazione fisica, musicale ed artistica, laboratori di lettura e di linguistica. Sono avviati servizi sempre più moderni come il trasporto alunni e la refezione scolastica.

Mi torna alla mente ancor oggi il ritornello del canto, prima della mensa: “A table, a table, le grands e le petits. Au table, au table, bon jour, bon appetit. Bon appetit. Merci”.

Nel 1962 viene nominato, in seguito a regolare concorso, finalmente il primo direttore didattico di ruolo, il professor Adriano Mussi che reggerà, con appassionato impegno, prima la direzione didattica di Lodi Vecchio e poi, come Ispettore scolastico, tutta la circoscrizione scolastica di Lodi sino al primo settembre 1994.

La prima grande iniziativa pubblica della scuola è la celebrazione del settimo centenario della nascita di Dante (1965). Con l’aiuto del Comune e della banca SS. Nabore e Felice, che offre un busto bronzeo alla memoria del sommo poeta, viene organizzata una grande manifestazione ed una speciale commemorazione. Il busto, nell’atrio del vecchio ingresso verso via Roma, verrà sistemato di fronte a quello dalla poetessa–maestra Ada Negri donato dall’Amministrazione Comunale, chiamandosi proprio Ada Negri la nostra scuola.

Scuola che non si è mai chiusa in se stessa, sempre aperta al territorio, sempre presente alle manifestazioni patriottiche, civiche, popolari locali, che ha camminato pedagogicamente e didatticamente con i tempi nuovi che avanzavano fino a raggiungere, oggi, in campo europeo, traguardi informatici inimmaginabili.

Le cose da dire sarebbero ancora tantissime, mi corre però l’obbligo di ringraziare “in primis” le Amministrazioni comunali, che dopo lo sfacelo della guerra 1940 – 45 di fronte alle mille necessità del dopo guerra, abbiano saputo dare la precedenza all’edilizia scolastica facendone un fiore all’occhiello della nostra città ed abbiano sempre seguito con vero intelletto d’amore la vita e le attività che si svolgevano nella scuola.

Ora osservo compiaciuta, dalla mia casa che, con mio marito abbiamo voluto in faccia al verde della scuola, la scuola che cammina, che progredisce, che si fa onore e mi sgorga dal cuore l’augurio sincero ed affettuoso “ad multos annos” oserei dire “sempre”.

Lidia Mussi Ferrari